Five Years, Ten Days And A Lifetime

di Luciana

Pairing: Harry/Draco
Rating: NC-17
Sommario: Cinque anni passano in fretta, dieci giorni possono durare una vita.

Disclaimer: I personaggi di questa storia sono maggiorenni e di proprietà di J.K. Rowling e delle case editrici che ne pubblicano le opere.

A Lori per il suo compleanno, con tanti carissimi auguri!

Ti auguro un anno favoloso e tanto, tanto, TANTO amore. Da dare e da ricevere :)

***

 

Lavorare nell'Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia significa salvaguardare il benessere dell'intera comunità magica, assicurarsi che le norme civili vengano rispettate anche lì dove un colpo di bacchetta potrebbe far dimenticare ogni ingiustizia e, non ultimo, piegarsi a usanze delle quali non si capisce perfettamente la logica.

Una di queste è quella che obbliga i discendenti in linea diretta ad assistere ai funerali dei genitori e a presentarsi al Ministero entro dieci giorni dal decesso degli stessi, pena l'annullamento delle volontà testamentarie.

Perfetto, fin qui.

Quello che Harry Potter non riesce a mandar giù è che spetta a lui l'ingrato compito di assicurarsi che i futuri ereditieri siano a conoscenza del decesso.

Specie quando i funerali in programma sono quelli di Lucius e Narcissa Malfoy.

***

Lucius è stato il primo. E' morto ad Azkaban alle sei del mattino, o almeno quella è l'ora in cui i Dissennatori hanno informato la guardia che non c'era più niente da succhiare nella cella numero 738. Se n'è andato in una mattina gelata, e forse non saprà mai che sua moglie lo ha seguito nello stesso giorno. Narcissa è andata a dormire e non si è più svegliata. Ha inflitto l'ultima sofferenza al suo elfo domestico, costringendolo a trovarla ormai morta tra le lenzuola damascate e a piangere fiumi di lacrime che probabilmente neanche meritava.

Harry continua a pensare che a Malfoy non farà affatto piacere sapere che se ne sono andati in silenzio, schiacciati dal disonore. Mentre si dirige verso l'ufficio di Shacklebolt la sua mente è presa da mille pensieri. Non sa dove sia Malfoy. Non sa come dirglielo e ha la netta impressione che manderà tutto a puttane perché non riuscirà ad essere cortese. Non si può dire ad una persona che si odiava e che non si vede da cinque anni che i suoi genitori sono morti, non è giusto. Non è giusto che siano morti nello stesso giorno, non è giusto che lui e Malfoy debbano avere una cosa in comune. Per la prima volta da mesi ha in mente l'immagine nitida del suo volto, contratto in una smorfia sarcastica. Cerca di non pensarci mentre bussa alla porta dell'ufficio del Ministro.

"Oh, Harry, aspettavo proprio te," gli dice Shacklebolt, riordinando alcuni fogli sulla scrivania.

L'attenzione di Harry è subito attratta dai promemoria che svolazzano in un angolo della stanza. Quando si siede sulla poltrona davanti alla scrivania quelli cessano di muoversi e si sistemano educatamente sulla mensola dedicata agli affari in sospeso. Kingsley Shacklebolt ha un certo stile.

"Buongiorno, signore," dice Harry, accavallando una gamba sull'altra e incrociando le braccia.

"Sarò breve, Harry: non voglio dedicare troppo tempo a una faccenda che so essere una rogna per te."

"Io..."

"So tutto, e non hai bisogno di giustificarti. Purtroppo nel tuo reparto sei l'unico che può accedere a informazioni riservate," aggiunge con serenità il Ministro, avvicinando la propria poltrona alla scrivania. "Il figlio di Lucius Malfoy vive nella Londra babbana da cinque anni," rivela, guardando Harry dritto negli occhi.

"Ah," sussurra Harry, cercando di mantenersi calmo, mentre sente il sangue che gli sale verso il viso. Ci aveva pensato, ovviamente: uno comincia a dipingere qualsiasi scenario quando la persona che gli ha reso la vita un inferno durante tutta l'adolescenza scompare da un giorno all'altro senza lasciare tracce. Eppure una parte di lui era convinta che l'ultimo posto adatto per Draco Malfoy fosse la parte babbana di una città, per giunta così relativamente vicina. Lo stronzo non ha avuto neanche le palle di spostare il suo culo purosangue all'estero.

"... che sarà difficile individuarlo. Qualcosa non va?"

Harry si rende conto di aver spostato lo sguardo da un po', preso dai ricordi del carattere amabile e accomodante di Malfoy.

"No, signore. Difficile, dice?" domanda, ricomponendosi.

"Per quanto il Ministero sia in grado di tracciare i movimenti dei maghi, è arduo capire esattamente dove si trova Malfoy."

Allo sguardo fisso di Harry aggiunge, "Gli incantesimi si indeboliscono quando vengono contrastati. Malfoy si sta rendendo irreperibile con tutte le sue forze."

"Cosa sappiamo?" Harry è fiero del proprio autocontrollo.

"Le nostre indagini non ci permettono di restringere il campo oltre Islington. Sappiamo che quello è il luogo in cui passa la maggior parte del tempo, ma non siamo certi che svolga attività solo in quella zona. Abbiamo registrato la sua presenza costante in Upper Street, ma non sappiamo esattamente in quale edificio. E' quasi certo che non sia il posto dove risiede, ma un edificio pubblico che non può essere schermato a dovere da un solo mago." Shacklebolt si preme le mani sulle tempie e sospira. "Non prendiamoci in giro, Harry: non è solo per seguire la legge che ti mando in cerca di Malfoy. Solo Merlino sa cosa gli hanno lasciato in eredità, e impedirgli di fare casini con qualsivoglia bene o promessa abbia ricevuto è la prima delle mie preoccupazioni come Ministro. Bisogna rintracciarlo, fargli leggere quella dannata pergamena e controllare che non avvenga niente di pericoloso."

Qualcosa inizia a pungere dentro Harry, forse il suo senso morale. Più e più volte pensa che se fosse stato un Serpeverde il suo mestiere gli riuscirebbe molto più facile. Fortunatamente il disprezzo per Malfoy è più forte dei dubbi.

"Le tue competenze magiche sono superiori a quelle dei tuoi colleghi. E' molto probabile che tu riesca a indebolire la barriera costruita da Malfoy in questi anni, ma per farlo ti serve pazienza e impegno, quindi ti trasferirai a Islington domattina. Quelli del Dipartimento Catastrofi e Incidenti Magici hanno già modificato la memoria della padrona di casa."

"Voglio una casa indipendente," dichiara Harry, senza alzare la voce. Le sue disavventure nell'ultima casa babbana in cui ha dovuto alloggiare sono diventate la barzelletta di tutto il secondo livello: due ragazze innamorate di lui su un totale di cinque figli NON sono state divertenti, per quanto tutti continuino a ricordargli il contrario.

"Il secondo piano sarà tuo per una settimana, e al primo vive solo un'anziana. L'accesso è indipendente, però. Niente Imperdonabili, obbligo di Materializzazione solo nei punti concessi dalla le-"

"Non è il mio primo incarico. Le assicuro che Malfoy parteciperà a quel funerale. Arrivederci." Detto questo, Harry si alza, stringe la mano del Ministro ed esce dall'ufficio, maledicendo per la milionesima volta Draco Malfoy.

***

Islington è uno dei suoi quartieri preferiti, e tanto basta per fargli odiare Malfoy un po' di più. Ricorda che un giorno, quando aveva nove anni, la zia Petunia portò lui e Dursley al cinema su Essex Road per vedere un cartone animato. La cosa che gli è rimasta più impressa è che proprio alla fine del film sua zia gli intimò di andare a comprare dei popcorn per Dudley dandogli i soldi contati. Ci mise un sacco per trovare il bar, fu preso in giro da un giovane guardiano perché era convinto di averlo trovato e invece era l'ingresso dei bagni e si perse il finale del cartone.

Tornare in quel luogo per trovare Malfoy sembra una beffa, perché per anni non è stato altro che un sostituto di suo cugino.

La prima cosa che Harry fa, dopo aver sistemato le sue poche cose al secondo piano della sua casa provvisoria, è camuffarsi con un incantesimo che nasconde la cicatrice e gli rende i capelli cortissimi e gli occhi neri. Fa colazione con un piatto di uova strapazzate ed esce, destinazione Upper Street. Mentre passeggia e passa in rassegna i negozi e le case in cui Malfoy potrebbe esser stato rintracciato, gli torna in mente il suo viso affilato. Pensare alla persona da rintracciare è il modo più semplice per facilitare il contatto, così Harry si sforza di recuperare cose che da anni era contento di aver ignorato.

Il ghigno stupido e odioso di Malfoy, i suoi capelli mosci e pallidi, le imitazioni che lo mandavano in bestia e gli facevano venire voglia di correre verso il tavolo dei Serpeverde per prenderlo a pugni.

Il primo ad attrarre la sua attenzione è un negozio di chincaglierie che espone un'insegna luccicante, Niente stupide bacchette. Il cuore gli batte forte mentre entra, quasi sicuro di aver già risolto il caso. Invece, ciò che si trova davanti è l'ennesima conferma che i Babbani a volte non capiscono niente. La loro idea della magia è ingenua e deviata, e non c'è niente in quel negozietto che potrebbe attrarre Malfoy. Pipistrelli di carta, candele ricoperte di brillantini e gelatine viscose dai colori cupi rendono la bottega una specie di parodia di Magie Sinister. Il commesso, un ragazzo con la barba lunga e una caterva di portachiavi appesi alle tasche dei pantaloni, gli chiede se può essergli d'aiuto. Tentato dal rispondere che, sì, potrebbe essergli d'aiuto se lo aiutasse con una stupida bacchetta, Harry lo saluta cordialmente ed esce. Cerca di pensare cosa farebbe se fosse un mago in incognito, dov'è che andrebbe con frequenza regolare. Al pub, pensa. Sarebbe un'intuizione perfetta, se non fosse che il 70% degli inglesi va al pub una volta al giorno, e che su Upper Street di pub ce n'è a decine. E' in quel momento che scorge una porticina stretta su un lato della strada. L'insegna è ricoperta di edera scura, e dei fili argentati addobbano le lettere nere che compongono la scritta The Serpent's Head.

Harry varca la soglia e sorride, ripetendosi trionfante Ti ho trovato, Malfoy.

***

Quasi niente è mai facile come sembra, ecco una verità che bisogna imprimersi bene in mente per lavorare al Ministero della Magia senza dare di matto. Sono due giorni che Harry passa il pomeriggio al Serpent's Head e la mattina nei dintorni, senza mai perdere di vista per più di due minuti l'entrata del pub, ma non ha visto nessuno che gli ricordi lontanamente Malfoy. Ha anche rifiutato le avances più o meno esplicite di due donne e di un uomo. Può succedere a tutti, anzi no, è matematico che succeda quando si passano più di tre ore al giorno nello stesso pub, da solo. Non c'è bisogno di prendersela.

Ogni sera torna a casa sfinito dalla veglia costante di quella porta maledetta e dagli sbalzi di umore dovuti all'avvistamento di decine di biondi che puntualmente non sono Draco Malfoy. Ancora un po' e comincerà a sviluppare una fobia per i capelli chiari, di qualsiasi sesso ed età sia il loro proprietario.

Dopo aver salutato Mrs Fowles, la padrona di casa, Harry si precipita nella doccia e apre l'acqua calda. Continua a pensare a Malfoy, alle cose terribili che gli ha gridato anni prima, durante la battaglia in cui per poco non gli tagliò un orecchio con un incantesimo. Ironia volle che due giorni dopo Lucius fosse arrestato per la seconda volta, e che Draco facesse perdere le sue tracce, non prima che sui giornali fosse apparsa la notizia che effettivamente l'erede dei Malfoy non era mai stato marchiato. Ricorda ancora l'ira bruciante che aveva provato leggendolo. E lo sguardo di compatimento di Hermione, che ne era sempre stata convinta.

Si sta asciugando i capelli - di nuovo scuri e ribelli - con l'asciugamano quando il gufo di Ron picchietta col becco alla finestra.

Porta con sé un messaggio conciso.

E così ti hanno messo a caccia di quel pezzo di merda. Caspita, amico, non si fa in tempo ad abituarsi a questo mestiere che qualcuno riesce a fartelo odiare! So che sai badare a te stesso, ma... attento. Con l'idiota non si può mai stare tranquilli, e H. mi castrerebbe se ti succedesse qualcosa. Ti salutano tutti, qui a casa. Appena lo trovi fammi sapere.

R

A Harry scappa un sorriso, perchè sembra che Ron gli abbia letto nel pensiero. Il lato peggiore di missioni come quella è che si passano giorni senza parlare con nessuno, e a volte il silenzio rimbomba nella mente e confonde le cose. Soprattutto se si è obbligati a pensare per così tanto tempo alle fattezze di Draco Malfoy. Harry si stende e si addormenta con in mente un paio di occhi grigi arrabbiati.

***

Sono passati sei giorni dalla morte di Lucius e Narcissa Malfoy, e non ha ancora trovato uno straccio di indizio. Continua ad evocare ricordi di Malfoy, lezioni, punizioni beccate per colpa sua, umiliazioni piccoli e grandi. Niente.
Ha appena ordinato la seconda birra al Serpent's Head quando li vede. Due ragazzi in uniforme scolastica varcano la soglia del pub e si siedono su un divanetto nell'angolo, cercando di non dare nell'occhio. Illusi. Con le nuove leggi ci manca poco a che i gestori chiedano la carta d'identità anche ai pensionati. Prima che il barista li cacci, però, Harry riesce a cogliere brandelli di conversazione.

"... che viene qui quasi sempre..."

"... non riesco a immaginarmelo mentre beve da solo, il professor McFoy..."

"... deficiente, se ti dico che ci viene, mio fratello l'ha visto..."

"... comunque oggi è stato fantastico a lezione! L'hai sentito parlare del fosgene? ‘Chi non vorrebbe inalare un gas che puzza, brucia e soffoca contemporaneamente?' Ero morto dal ridere."

Basta che il barista si diriga verso di loro asciugando un boccale e i due si alzano in fretta, salutano ed escono. Quel nome. Quella battuta.

Chi non vorrebbe un animaletto che brucia, punge e morde contemporaneamente?

Harry si alza dalla sedia così in fretta che quella casca sul pavimento in legno.

"Mi scusi," mormora, lasciando qualche sterlina sul tavolo e prendendo la giacca.

Una volta fuori rincorre i ragazzi e decide di tentare il tutto e per tutto.

"Cercate McFoy?" chiede trafelato, e i due si voltano subito.

"Non... è il nostro insegnante di chimica," si giustifica imbarazzato uno dei due.

Dalle uniformi sembrano studenti di una scuola privata.

"Non è quell'uomo biondo e snello che viene al pub ogni pomeriggio?" domanda Harry, ostentando curiosità e disinvoltura.

"Proprio lui."

"Ehm, è da qualche giorno che non si fa vivo. Io sono... suo cugino Mark. Piacere." Stringere la mano a due liceali fingendo di essere il cugino di Malfoy è una di quelle cose che rendono il suo mestiere poco desiderabile.

"Suo cugino è un grande! Non capitano spesso tipi così al Dulwich College, lo sa?" dice entusiasta uno dei due. "Se lo vede può salutarlo da parte di Hurtley e Pearman?"

"Io- sì, certamente."

"Buona giornata allora!" I ragazzi si allontanano lungo Upper Street.

Dulwich College, dunque.

***

Il giorno dopo Harry è davanti al Dulwich alle sette del mattino. Tutta la notte non gli è bastata per abituarsi all'idea di Malfoy professore di chimica in un qualsiasi college londinese. Non sa se gli brucia di più il non essere stato in grado di prevedere una cosa simile, o la consapevolezza che Malfoy dev'essere molto amato dai suoi studenti. Questo pensiero in particolare lo confonde, perché sa che il professore preferito di Draco Malfoy era tutt'altro che popolare tra gli allievi di Hogwarts. E anche perché è costretto ad ammettere che non ha ancora capito con esattezza perché i suoi sottoposti al Ministero smettono di scherzare appena lui entra nel dipartimento, e per quale maledetta ragione Malfoy dovrebbe essere in grado di farsi ammirare? E lui no?

Non vede l'ora di trovarselo davanti: vuole vedere se è cambiato, se quel suo ghigno odioso è scomparso, se continua a vestirsi da damerino. Non sa se attribuire la sua fortuna a quell'ansia di vederlo, quando effettivamente si trova davanti la versione sorridente e sana di Draco Malfoy che esce da un'auto blu e si aggiusta la cravatta. Harry resta a osservarlo dalla sua postazione nascosta mentre saluta una ragazza scompigliandole i capelli. E' proprio lui, nonostante abbia perso quell'aria sospettosa e sciupata. I capelli sono curati e più corti di prima, ma non sono più appiattiti e schiacciati dalla gelatina. E' una cosa stupida da notare in un momento come quello, ma Harry resta colpito dai riflessi pallidi mentre lascia cadere l'incantesimo che gli ha cambiato i connotati e si dirige a passo svelto verso di lui con la bacchetta ben stretta in tasca.

"Buongiorno, Malfoy. E' da un po' che non ci vediamo," esclama, convinto che l'effetto sorpresa lo immobilizzerà al punto di impedirgli di scappare.

In una frazione di secondo i lineamenti di Malfoy sembrano tornare indietro di cinque anni, e probabilmente è quel cambio repentino di espressione a far presagire a Harry ciò che sta per succedere. Prima che Malfoy abbia il tempo di guardarsi intorno e Smaterializzarsi, Harry gli afferra un braccio e dopo pochi secondi si ritrova nell'ingresso di quello che deve essere il suo appartamento.

"Merda!" grida Malfoy, lanciandosi verso un mobile lì accanto ed estraendo la bacchetta dal cassetto.

"Expelliarmus!" esclama Harry, disarmandolo e immobilizzandolo contro il muro. L'odio è colato via dal viso di Malfoy, sostituito dal terrore. A Harry non sembra vero averlo completamente in scacco per la prima volta nella vita.

"Che cazzo vuoi da me, Potter?" sputa Malfoy, continuando a muovere freneticamente gli occhi in cerca di una via di fuga.

"Credimi, Malfoy, non sono qui per motivi personali. Mi ha inviato il Ministero. Devo chiederti di non fuggire e di non reagire con violenza. Possiamo risolvere la questione in pochi minuti."

"Ah sì? E da quando sei diventato così professionale?" replica Malfoy. La pronuncia strascicata non è cambiata affatto.

"Per favore, Malfoy. Dico sul serio. Rimandiamo i conti in sospeso a più tardi."

Si guardano per qualche secondo, senza dire una parola. Harry è colpito dai suoi occhi, che un tempo erano costantemente assottigliati in una smorfia di disprezzo, mentre ora sono lucidi ma grandi, pieni, stranamente belli. Ripensa alla sua missione, al fatto che deve informare Malfoy che entrambi i suoi genitori hanno smesso di vivere, e per un istante pensa a come si sentirebbe lui se ricevesse quella notizia inchiodato al muro dal suo peggior nemico. Vacilla, e durante il tempo che le sue pupille impiegano per focalizzarsi sulle labbra di Malfoy, lui gli assesta un calcio sullo stinco e recupera la bacchetta dal pavimento.

"Stupefi-"

"Protego!" grida Harry, pentito per l'ennesima volta di essersi fidato delle apparenze. Povero Malfoy, che crede di poterlo fermare con un incantesimo di scudo dopo cinque anni in cui non ha quasi fatto magie. Zoppicando un po' lo raggiunge e gli sibila, "Petrificus Totalus."

"L'ultima cosa che avrei voluto fare era dirtelo in questo modo. Lucius Malfoy è morto sei giorni fa. Anche- anche tua- anche Narcissa Black è morta. Hai quattro giorni di tempo per rivendicare l'eredità, dopodichè ogni diritto sul testamento verrà considerato decaduto."

Prima di terminare, Harry si avvicina a Draco e sussurra, "Mi dispiace per la tua perdita. Finite Incantatem."

Harry apre la porta d'ingresso e prima di uscire rivolge un'ultima occhiata a Malfoy, che si sfrega le braccia come per controllare di poterle muovere. Una lacrima gli scivola pesante sulla guancia.

***

Un'altra cosa che non avrebbe mai immaginato era che Malfoy abitasse in un anonimo appartamento a Camden Passage, proprio sopra l'antiquario Vane House. Che coincidenza.

Torna a piedi a casa sua. Il cuore gli batte all'impazzata e più di una volta deve combattere contro l'istinto di tornare da Malfoy, anche se non sa bene per fare cosa. Vorrebbe gridargli contro che la sua cattiveria non è servita a niente, che forse le cose sarebbero andate diversamente se suo padre non fosse stato corroso dal potere e dall'odio schifoso che l'aveva avvolto come un cancro.

Le mani gli tremano ancora e la gamba gli fa male nel punto in cui Malfoy l'ha colpito. Non riesce a togliersi dalla testa i suoi occhi sorpresi, impauriti. Svoltato l'angolo dà un pugno forte al muro di mattoni rossi, quasi ruggendo.

Sta provando pietà per Draco Malfoy, e il folle, terribile desiderio di correre a sostenerlo.

***

L'ho trovato. Sto bene, dì a H. di non preoccuparsi.

H

***

L'unico posto dove riesce a stare tranquillo è il Serpent's Head; il suo appartamento è troppo vuoto, troppo pericoloso in caso di pensieri strani. Qui invece può distrarsi e cercare di pensare razionalmente, anche se ogni tanto una testa bionda dalle parti dell'ingresso lo fa sobbalzare.

"Tutto bene?" gli chiede il barista avvicinandosi al suo tavolo. E' da una settimana che torna in quel posto, certe cose se le deve aspettare.

"Sì... tutto a posto, grazie," risponde mogio Harry, tornando a sorvegliare l'entrata.

"Ti ha lasciato? Hai l'aria di chi ha perso qualcosa di importante."

Harry lo guarda per la prima volta. Ha una cicatrice che gli prende l'intera guancia sinistra, eppure non è sgradevole. Ha occhi di un azzurro irreale e un sorriso da bambino; decisamente non il viso che si assocerebbe al gestore di un pub come il Serpent's Head.

"Ho appena dovuto comunicare ad una persona che i suoi genitori sono morti," spiega teso Harry, sperando che i suoi occhi neri non svelino troppo.

L'uomo inspira tra i denti e abbassa la testa. "Non ti invidio, amico. Dare notizie del genere a chi si vuole bene-"

"Non ci vogliamo molto bene. Per niente," puntualizza Harry, abbassando lo sguardo sul tavolo. Perché continui a pensare alla curva delle labbra di Malfoy è un mistero.

"Beh, c'era un tale che diceva che il vero antagonismo si basa sull'amore, e che un nemico può sempre essere incontrato e conquistato."

Harry alza lo sguardo e si concentra sul sorriso quasi tenero dell'uomo. "E tu cosa ne pensi?" domanda.

"Penso che sto con la persona che mi ha fatto questa," dice lui, sfiorandosi la cicatrice.

Harry gli sorride, stavolta con fare condiscendente, perché è abituato alle strambe confidenze di vecchi presidi e custodi con la passione per i mostri, e ormai le ha sentite più o meno tutte.

Malfoy è la stessa persona che si prendeva gioco di lui a Hogwarts, che insultava sua madre e la famiglia di Ron appena possibile e umiliava Hagrid davanti a tutti. Il fatto che i suoi genitori sono morti non può cambiarlo. Allora perché cazzo continua ad avere in mente i suoi occhi persi e quella singola, pesante lacrima sulla guancia arrossata dall'ira?

Si sente come quando litigava con Ron e iniziava a diffidare della buona fede di Silente: un impeto di ribellione gli sale nel petto e sa che tra breve non avrà più neanche l'istinto di nasconderlo a se stesso. Vuole andare da Malfoy, parlargli, scoprire come ha vissuto per cinque anni e che razza di uomo è diventato. E poi deve ottenere al più presto una risposta da lui, sapere se si presenterà al Ministero in tempo per aprire il testamento. Così aspetta che il barista scompaia in cucina - non ha voglia di sentire i suoi auguri melensi - paga il conto ed esce, deciso a tornare a Camden Passage. Riacquista le sue sembianze ma non fa in tempo a girare l'angolo che si imbatte in Malfoy. Lo riconosce per puro caso, perché è avvolto da una giacca col cappuccio da cui esce una ciocca di capelli tanto chiari da sembrare bianchi. Il modo in cui è vestito lo fa sembrare più un ragazzo appena reduce da una litigata con i genitori che un mago in incognito. O un professore di chimica, per quel che importa.

"Malfoy!" esclama Harry. Stavolta Malfoy è più rapido di lui e lo immobilizza al muro. Per lo scatto il cappuccio gli casca dalla testa e Harry non resta per niente ipnotizzato dal suo viso. Affatto. Malfoy gli sibila frasi che non comprende per intero, perché qualcosa gli ribolle nelle vene e sente un calore che non provava da anni.

"... soddisfatto ora che sono morti, vero..."

Per tenerlo fermo Malfoy gli stringe i polsi, e solo quando Harry resta immobile per la sorpresa li tira via come se toccarlo fosse impensabile. Non ha in mano la bacchetta, ma è comunque imprudente fare gesti avventati.

"... riferire che non intendo venire al Ministero..."

Harry nota che la sua voce si incrina a un certo punto, e che lo sguardo di Malfoy guizza rapidamente dai suoi occhi alle sue labbra. Malfoy ha un buon odore, come di foglie di menta gelate.

"... cazzo, perché hanno mandato te?" chiede Malfoy alla fine, alzando la voce.

Si merita una risposta chiara senza alcun sarcasmo.

"Avevo più probabilità di indebolire i tuoi incantesimi protettivi."

"Ascoltami attentamente," sibila, così vicino alle orecchie che il suo fiato gli accarezza la pelle. "Mi sono costruito una vita che non ha niente a che fare con i miei genitori-no, non provare a dirmi che ti dispiace. Non li devi nominare. Hanno sbagliato e anche alla grande, ma non hai nessun diritto di compiangerli. Non aprirò quel testamento, ok? Voglio solo essere lasciato in pace, e possibilmente dimenticare l'esistenza del Ministero e di te in particolare."

Sembra quasi senza fiato quando finisce la sua arringa e fissa Harry prendendo fiato. L'aria gelata del pomeriggio tramuta lo sforzo in nuvolette di vapore. Gli dà un ultimo strattone contro il muro prima di lasciarlo andare.

"Addio," dice Malfoy, prima di proseguire per la sua strada. Harry resta lì a guardarlo, ancora una volta stupito dalla sua forza e da come riesce a colpirlo senza dire parolacce. Senza offenderlo. Immaginare ciò che sarebbe potuto accadere se uno dei due avesse iniziato a lanciare insulti all'altro lo eccita. La possibilità, l'eventualità tangibile di un contrasto verbale o un attacco fisico con tutto il suo carico di tensione elettrica gli è mancata da morire negli ultimi anni. Si ripete che è il lavoro con la solitudine che comporta a renderlo vulnerabile, ma non ne è certo mentre sale di corsa le scale che lo portano in casa. Si spoglia senza badare a dove vanno a finire la giacca, i pantaloni, il maglione, i boxer, i calzini. Si infila nella doccia e urta anche il braccio a un'anta ma non importa, ciò che conta è aprire l'acqua e riscaldarla subito con la magia. Solo quando è investito dal getto bollente si rilassa. L'acqua gli appiattisce le ciocche e si accorge che è l'ora di spuntarsi i capelli perché lisciati gli arrivano fin sotto il naso, se piega la testa.

Appoggia una mano alle piastrelle e con l'altra si accarezza il torace fino a toccare i riccioli fra cui già si è gonfiata la sua erezione. Basta poco, qualche spinta forte, l'immagine di una bocca schiusa da cui scivolano gemiti e di capelli color platino guastati dal sudore ed è già in caduta libera. Ansima e spinge convulsamente i fianchi contro la propria mano con quell'odore in mente, e il suono della sua voce nelle orecchie, non più furiosa ma esausta, abbandonata e quasi in pena per il desiderio. Quando viene, con la fronte incollata alla ceramica, non sa se odia più Malfoy o i suoi genitori per averglielo fatto ritrovare.

***

M. è stato informato e vuole rinunciare a ogni suo diritto. Non si presenterà.

Attendo ordini per tornare.

HP

***

Il gufo del Ministero arriva la mattina dopo.

Ottimo lavoro, come sempre. Resta dove sei e non perderlo di vista fino allo scadere del decimo giorno; non può essere considerato innocuo entro quel termine.

Mantieniti in contatto col tuo ufficio per ogni emergenza.

KS

***

Harry fa appello al senso di lealtà al Ministero, all'amicizia con Hermione e alla gratitudine per Kingsley Shacklebolt, ma non riesce a convincersi di non essere il mago più sfigato della terra. Protetto da un incantesimo di scudo che Malfoy non potrebbe tracciare neanche se decidesse di dedicare tutta la giornata solo a quello, si apposta dei dintorni del Dulwich College e segue il professor McFoy fin quando non varca la soglia della sua classe. Di sicuro deve sentire qualcosa di strano nell'aria: la sua magia è indebolita ma non al punto da non accorgersi di incantesimi così potenti nelle vicinanze, e infatti Malfoy si guarda intorno e non sembra del tutto rilassato.

"Buongiorno, prof!" lo saluto una voce adolescente. A debita distanza Harry lo identifica come uno dei ragazzi incontrati al Serpent's Head.

"Buongiorno, Pearman," risponde Malfoy, dando una tregua agli sguardi sospettosi. "Allora, come va con la titolazione?"

"Lasciamo perdere... non riesco a capire l'errore dato dall'indicatore. Quando le cose le spiega lei sembrano così ovvie, e poi invece non quadra niente," spiega mortificato il ragazzo.

Senza scomporsi Malfoy sorride divertito. E' un'espressione così inusuale per quei lineamenti che Harry quasi non crede ai suoi occhi.

"Sì, eh? Dici sempre la stessa cosa, Pearman, ma non credere di darmela a bere. Dentro, dai. Anzi," aggiunge, ravviandosi i capelli, "prima vai a chiamare Hurtley, l'ho visto che cercava di scavalcare il recinto poco fa."

Pearman sbuffa e si incammina verso l'uscita. Sta per uscire quando si volta e dice, "Ah, prof, bei capelli suo cugino!"

Harry torna subito a guardare Malfoy, che si irrigidisce come se qualcuno l'avesse colpito alle spalle con un incantesimo. Lo vede tornare a guardarsi intorno e finalmente entrare in classe con un'aria confusa.

***

Seguire le persone non è un'attività da eroe romantico rivestita da un'aura di languido mistero. Al contrario, la maggior parte delle volte è una rottura di palle di dimensioni cosmiche: questo Harry l'ha imparato in poco tempo lavorando al Ministero. E' un lavoro pieno di tempi morti e attese estenuanti durante le quali la soglia di attenzione deve restare altissima. L'unico vantaggio è aver imparato un incantesimo di invisibilità che rende superfluo l'uso del mantello di suo padre e che rende le cose molto meno goffe.

Si materializza a Camden Passage non appena Malfoy entra in macchina. Una parte di lui si sente tremendamente in colpa per quell'invasione di campo imprevista e comandata, ma forse la verità è che lo inquieta l'idea di scoprire che Malfoy è una persona normale, o che lo è diventato. E' come riluttante a spogliarlo di quell'aura di freddezza e incostanza che lo rendeva attaccabile sotto ogni punto di vista, mentre ormai è evidente che le ragioni per disprezzarlo si stanno sgretolando tra le sue dita come vetro sbriciolato.

Quel pomeriggio Malfoy va al supermercato. E' il colmo, secondo Harry, una di quelle cose che farà scrivere sul suo epitaffio. Visse sempre con coraggio e lealtà, volle bene ai suoi amici, e non so se c'eravate quando andò a fare la spesa con Draco Malfoy. Al di là dell'ironia deve ammettere che preferisce pedinarlo a vista, piuttosto che aspettarlo fuori mentre fa lezione. Così ha l'opportunità di guardarlo e di fare una lista mentale di tutte le cose che sono cambiate in lui. Malfoy sembra sicuro di sé, più agile, ha un'aria paziente e sorride agli sconosciuti. Sembra aver trovato un posto per sé, finalmente, e la disinvoltura con cui si muove tra i Babbani mette un po' a disagio Harry, perché dopo la rottura definitiva con i Dursley non è mai tornato e non ha mai recuperato la distanza con il mondo in cui è nato. Malfoy invece sembra completamente a suo agio mentre rovista tra scatole di cereali e bottiglie di birra, non senza la stramba eleganza che a scuola era ridicola e adesso invece è affascinante. Malfoy è bello, molto più bello di cinque anni fa, con un accenno quasi impercettibile di barbetta e quei capelli leggeri, un po' spettinati ma comunque ordinati. Harry pensa sempre più spesso a come sarebbe toccarli, tirarli un po' e nel frattempo mordergli le labbra. Fargli un po' male e farsi perdonare subito. Allontana le sue fantasie e segue Malfoy verso casa, e quasi gli dispiace non poter portare uno dei suoi sacchetti.

***

Se Shacklebolt lo avesse avvisato prima che si sarebbe ridotto a far da guardia a Malfoy, magari si sarebbe attrezzato meglio e non sarebbe stato costretto a nascondersi sul pianerottolo dietro la porta chiusa. Sta pensando a cosa scrivere a Ron quando accade.

Un uomo sulla trentina, alto e scuro di capelli, appare dalle scale che portano all'entrata indipendente. Harry l'ha già visto ma non ricorda dove... sì, lo ricorda: l'ha visto entrare in una classe quella mattina. E' un professore, un collega di Malfoy, ma la cosa strana è che non si sono degnati di uno sguardo, a scuola. Un secondo dopo che suona il campanello Malfoy apre la porta; è visibilmente scosso, ha gli occhi lucidi e il viso stanco, ma sembra tutt'altro che debole mentre afferra l'uomo dal polso e lo attira in casa. Il resto, se l'entrata irruente dell'uomo non fosse bastata a spiegarlo, Harry può dedurlo solo dai rumori che scuotono la porta dall'interno, prima concitati poi improvvisamente forti e regolari, come se... se...

Giurerebbe che il sospiro roco che sente dopo qualche minuto venga da Malfoy: lo ha sentito piangere due volte in vita sua, e per quanto sia certo che non sia solo per il dolore che Malfoy sta gemendo, prova l'impulso incontrollabile di entrare e farlo smettere. Dev'essere il suo modo di sfogare il dolore, farsi scopare da uno che di giorno nemmeno lo saluta.

E' imbarazzato, perché il suo corpo gli invia segnali che la mente non vuole accettare.

Non sei il suo angelo custode.

Ha perso tutta la sua famiglia.

Senti come gode.

Non dev'essere molto felice.

Ma i suoi sospiri te lo fanno diventare più duro di una roccia.

E vorresti far scomparire il Signor Nessuno.

Perché, Harry?

Per consolarlo.

O per scoparlo ancora più forte contro la porta?

Non voglio...

Magari con te geme di più... magari se lo sconvolgi abbastanza sussurra anche il tuo nome...

Furioso e offeso in modo ingiustificato, Harry scende di corsa le scale ed esce in strada. Fantastico, piove. Non può andarsene, così è costretto a restare sulle scale del negozio di fronte, dove si sistema mormorando un Impervius.

Quando l'uomo esce dal portone e apre un ombrello nero dopo essersi aggiustato i pantaloni, Harry giunge alla conclusione che non può andare avanti così. Torna su e si prepara a passare la notte nel negozio, grato allo sconosciuto che ha venduto una chaise longue all'antiquario.

***

Appena sveglio Harry si riveste e trasfigura una saliera settecentesca in un piatto di porridge e un calice boemo in un bicchiere colmo di succo di zucca. Ha già in mente quello che dirà a Malfoy di lì a pochi minuti, la verità. Priva dei particolari irriferibili, ovviamente.

Dato che è convinto che aiutare i suoi studenti a capire le reazioni superi di gran lunga darsi alla diffusione della magia nera sulla lista di cose da fare di Malfoy, e dato che Shacklebolt lo terrebbe incollato a lui anche se si spargesse voce che ha aderito all'ordine dei Francescani, tanto vale informarlo direttamente che deve seguirlo per altri due giorni. Non che sia prettamente necessario informarlo su quello appena passato.

Quando suona alla porta di Malfoy, la scena che si ritrova davanti lo scombussola non poco. Malfoy ha l'aria di non aver dormito granché, ha gli occhi arrossati e una camicia bianca aperta che ricade oltre i jeans e la cintura di pelle nera.

"Cazzo, Potter, ancora tu," mormora, evidentemente così svuotato da non aver voglia di attaccarlo. "Che cosa vuoi da me?"

"Ehm," si incanta un attimo a fissare il succhiotto violaceo sul collo di Malfoy. Merda, non tenta minimamente di nasconderlo. "Scusami, non dovrei piombare a casa tua in questo modo ma si tratta di una cosa urgente. Posso entrare?" chiede, gettando uno sguardo oltre la sua testa. A prima vista, l'appartamento di Malfoy sembra avere una sola cosa in comune con Palazzo Malfoy: la presenza di un pavimento e un soffitto.

"Beh, sappiamo entrambi che entreresti comunque..." Malfoy si fa da parte con una specie di inchino sarcastico, senza accennare a chiudersi la camicia o tentare di camuffare il succhiotto con le mani. Recupera una tazza di the da un mobile alto e stretto e scorta Harry verso un divano verde che dimostra la sua venerabile età.

"A cosa devo la visita, monsieur?" chiede Malfoy, senza degnarlo di uno sguardo. Invece raggiunge l'angolo cottura e comincia ad armeggiare con una padella.

Harry si sbottona il cappotto e si siede sul divano. Si costringe a spiegare: "Sto... lavorando al Ministero, Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia."

Malfoy si volta per un paio di secondi verso di lui, mormora un verso indistinguibile e torna a guardare i fornelli.

"Ho l'incarico- devo controllare..." Prima di proseguire riprende fiato. "Ho l'ordine di restare a Londra per altri due giorni. Il Ministro vuole assicurarsi che tu tenga fede alla promessa."

A quel punto Malfoy spegne il gas sotto la padella e si volta lentamente verso Harry, appoggiandosi alla parete e incrociando le braccia. "Fammi capire. Restare a Londra significa seguirmi ovunque?" domanda.

"Non c'è niente di personale-"

"Mi hai pedinato per tutto ieri, credi che non me ne sia accorto? Posso anche aver perso colpi, ma non sono tanto stupido da non avvertire la tua presenza, Potter."

"Mi dispiace averti messo in questa situazione," ammette Harry con sincerità, "ma non posso ignorare gli ordini di un superiore. Meglio che tu lo sappia, a questo punto."

Malfoy si avvicina al divano ma resta in piedi mentre chiede, "Cosa succederà dopo il decimo giorno?"

"Ognuno per la sua strada, Malfoy. Hai deciso di restare qui, no?"

"Sì, io... Non è male, per adesso." Anche lui ha un attimo di indecisione in cui abbassa gli occhi sul pavimento. Il silenzio si fa pesante prima che continui, con voce improvvisamente decisa, "Allora, qual è il piano?"

"Molto semplice: non perderti di vista. Devo seguirti anche... ehm- al College," rivela Harry, un po' a disagio.

Malfoy sospira pesantemente.

"Ma non posso entrare in casa tua senza il tuo permesso," aggiunge Harry, quasi sollevato da quel particolare che lo fa sentire un po' meno ingiusto.

"No? Meglio così, Potter," dice Malfoy, e solo allora si tocca piano il segno della bocca di un altro uomo sul collo. "Ora, se non ti spiace, vorrei finire di vestirmi. Devo essere in classe tra un'ora."

Harry annuisce e toglie il disturbo, pensando fra sé e sé che i modi dell'erede Malfoy - se ancora può chiamarlo così - sono molto cambiati, e che forse è un bene che la missione duri solo altri due giorni.

***

Come Draco Malfoy sia riuscito ad ottenere il posto di insegnante di chimica al Dulwich College, dove la retta si aggira attorno alle 4000 sterline a semestre, e perché ciononostante abiti in un anonimo appartamentino su un negozio è l'ennesimo mistero che provoca sul volto di Harry smorfie strane che in genere coinvolgono le sue sopracciglia. Probabilmente l'incongruenza è da attribuire ad un senso di colpa così radicato da indurre Malfoy ad espiare anni di ricchezza immeritata con uno stile di vita parco.

Eppure quest'idea cozza a tal punto con tutte le cose che ha sempre dato per scontate su Malfoy, che veramente si chiede se si tratti della stessa persona che offendeva pesantemente i Weasley e che appellava la Tana con epiteti tra i quali porcile era l'unico ripetibile.

Pensare che aveva immaginato degli scenari così diversi, dopo la sua scomparsa. Lo vedeva in incognito in Bulgaria, o nascosto dal ramo della famiglia che si era spostato in Asia, o ancora impegnato a gestire una piccola fortuna in un paese mediterraneo, immerso nel lusso. Stranamente non aveva mai pensato che potesse essere morto.

Mentre è lì che osserva l'architettura gotica ma rassicurante del College, a lui così familiare, vede Malfoy uscire dalla sala dello staff e dirigersi verso l'edificio della biblioteca. Lo segue coperto dall'invisibilità fino a quando non gira l'angolo e non si imbatte nello stesso uomo che ha visto entrare in casa sua la sera prima.

La sorpresa è tale che, nonostante l'incantesimo, per un attimo resta immobile dietro l'angolo.

Non c'è anima viva in giro, e forse è per questo che l'uomo sorride a Malfoy e gli parla con disinvoltura. Non che Harry riesca a sentire ciò che gli sta dicendo; può solo osservare passivo quando l'uomo si guarda intorno furtivo e comincia ad allentare il nodo della cravatta di Malfoy - o almeno, questa sembra l'unica cosa che può star facendo. Harry lo vede inclinare la testa e spingere contro il collo di Malfoy, esattamente nel punto in cui la pelle era arrossata. Malfoy, di cui ora può vedere metà del viso, si morde un labbro e guarda ogni punto da cui potrebbero arrivare ragazzi o professori. Ad un certo punto l'uomo che sta divorando il collo di Malfoy gli mette una mano sull'inguine e inizia a palparlo. Harry nota immediatamente che Malfoy si irrigidisce e gli appoggia le mani sul petto, con qualcosa di più simile al fastidio che all'ardore. Cosa ancora più importante, i suoi occhi grigi si sollevano e prendono a cercare qualcosa, o qualcuno, nel vuoto. Le sue labbra si chiudono e si schiudono, la mandibola si apre appena...

Potter.

Harry è a malapena cosciente di aver scagliato una fattura quando vede l'uomo staccarsi di colpo da Malfoy, blaterare qualcosa e andar via imbarazzato. In momenti come quelli non si capacita di aver vissuto per sedici anni senza magia non verbale.

Se anche Malfoy si sente in imbarazzo, non lo dà affatto a vedere. Sembra che non sia successo nulla: entra nella biblioteca e ne esce qualche minuto dopo con due volumi in mano.

Quella sera non riceve alcuna visita, e Harry va a dormire con un sorrisetto infantile sulle labbra.

***

Lucius e Narcissa sono morti da dieci giorni, e il loro unico figlio fa colazione con chi ha distrutto le fondamenta del loro mondo, si ritira dal lavoro seguito a vista da lui, gli prepara addirittura da mangiare, visto che ormai è abituato a usare i fornelli, e sembra quasi a suo agio con quella presenza costante alle costole. Harry si domanda se il motivo sia un bisogno inconscio di protezione o semplicemente la curiosità di passare del tempo con un mago, dopo anni di esilio volontario. Gli farebbe piacere poter credere di avergli fatto abbassare le difese, e questo perché i Grifondoro non sono tipi da nascondersi a lungo la verità, e Harry sa benissimo, arrivato a questo punto, che le offese e i soprusi del Malfoy che conosceva prima si sono persi come grida in assenza di aria, sommersi dal tempo e dai cambiamenti. Al loro posto c'è un giovane uomo dallo sguardo fiero ma con i piedi per terra, che sta dimostrando al mondo di avere delle qualità. L'unico problema è che lo sta dimostrando al mondo sbagliato.

Di sera Malfoy prende il cappotto e si schiarisce la voce prima di rivolgersi a Harry.

"Sto uscendo. Vieni con me?"

La traccia di ironia che si insinua anche nella più innocente delle sue parole inizia a piacergli.

Si dirigono verso il fiume a piedi, e Harry sta per spezzare il silenzio perché, cazzo, sta camminando per Londra con Malfoy e la situazione non potrebbe essere più assurda, ma non sopporta di sentirsi una specie di guardiano a metà tra vittima e stalker, e il rischio di rendersi ridicolo è poca cosa di fronte al supplizio del silenzio surreale che li avvolge.

"Ehi... Malfoy, aspetta," esclama quando passano davanti ad un pub dall'aria tranquilla. "Perché non andiamo a bere qualcosa?" propone, indicando con la testa l'entrata del locale.

Malfoy lo guarda confuso.

"Oh, avanti. In onore dell'odio che ci univa, se non altro."

L'altro abbozza una specie di sorriso cupo e si infila le mani in tasca.

"Quand'è così... ma offri tu, Potter, mi sembra il minimo."

***

Alla terza birra Malfoy diventa più gradevole di quanto non sia mai stato. O forse sono le capacità di giudizio di Harry ad essere offuscate dall'alcool... fatto sta che nella penombra del pub Malfoy è così incredibilmente attraente che più di una volta lo sguardo di Harry si incanta sulle sue labbra e sul modo in cui il pomo d'Adamo dondola piano ogni volta che manda giù un sorso.

"Com'è lavorare al Ministero?" si sente chiedere all'improvviso, con tono casuale.

"Non è male," è la risposta che sfugge automatica a Harry. "Se ti piacciono le scartoffie, gli sprechi di tempo e l'atmosfera cordiale di un duello tra draghi."

Malfoy ride, una risata fugace ma argentina che fa sollevare i peli sulla nuca di Harry.

"Sì insomma, non è quello che voglio fare per tutta la vita, ma è un buon inizio e mi permette di capire come vanno le cose al Ministero. Ti ricordi Neville Paciock? E' nel mio stesso ufficio."

"Vagamente. Posso sapere perché non giochi a Quidditch?" chiede Malfoy, col tono di chi non vuole essere interrotto né cambiare direzione.

"Non... non mi è sembrata la cosa migliore, dopo la guerra e tutto il resto." Prendere il Boccino era diventato troppo facile. "Ogni tanto però ci gioco ancora, se i vecchi amici riescono a liberarsi." Troppo noioso.

"Capisco," dice Malfoy. "E dimmi, sei riuscito a mettere le mani sulla piccola Weasley, alla fine?" domanda, posando il boccale e leccandosi le labbra umide.

Harry ha l'impressione che una delle ginocchia di Malfoy gli abbia sfiorato le gambe, esattamente quando Malfoy punta gli occhi grigi e languidi sui suoi. Inizia a sentire caldo, e formulare risposte neutrali si fa sempre più difficile.

"Non proprio. Non- forse tradirla con il suo ex non è stata una scelta saggia, da parte mia," confessa. Ormai non ha più senso nasconderlo, né insistere a mantenere le distanze. In ogni caso fra poche ore si diranno addio, e non è che Malfoy sembri avere tutto quest'interesse a diffondere notizie sul suo orientamento sessuale.

La reazione di Malfoy è più sommessa di quanto non sarebbe stata anni prima: si limita a sollevare le sopracciglia per un secondo, un gesto che potrebbe significare mille cose.

"Tu, invece? Perché sei venuto a vivere proprio qui?" chiede Harry, pensando che se Malfoy si è spinto a fargli una domanda tanto indiscreta, lui può ben chiedergli perché diavolo se n'è andato a insegnare chimica tra i Babbani. Non che non ne avesse tutto il diritto.

"I casi della vita," risponde Malfoy, stavolta senza alcuna traccia di emozione in viso.

"Non pensavo che-"

"Come sono morti?" lo interrompe bruscamente Malfoy, e le nocche della mano che stringe il suo boccale diventano bianche in un secondo. Sapeva che prima o poi glielo avrebbe chiesto.

"Non volevano più vivere, Malfoy. Lucius si è lasciato morire di fame e Narcissa... Abbiamo usato il Veritaserum su Sinister, e ha confessato di averle venduto estratto di Belladonna, il giorno prima."

Malfoy abbassa gli occhi a quel punto.

"Mi- mi dispiace che siano andati via insieme," biascica Harry.

Malfoy questa volta gli concede il suo breve e goffo messaggio di condoglianze. Lancia uno sguardo all'entrata prima di dire, "Meritavano di peggio."

Harry lo guarda confuso. Cerca di ricordare lo sgomento che provò quando si accorse per la prima volta che James Potter non era nato eroe, ma la sensazione che ha dentro Malfoy dev'essere lontana anni luce da un semplice disappunto.

"Propongo un brindisi," esclama Malfoy sollevando il boccale, sforzandosi di sembrare disinvolto e a suo agio ma senza riuscirci. "A Lucius e Narcissa Malfoy, la coppia più bella del mondo. Una casa stupenda, un matrimonio perfetto," scandisce l'ultima parola con deliberata lentezza. "Peccato per i ricatti, le torture e il doppio suicidio," aggiunge, colpendo il boccale di Harry appoggiato al tavolo.

Harry cerca di ignorare il gelo che ha dentro e fa fuori mezza pinta di birra in un attimo.

Dopo aver finito l'ultima birra Malfoy fa segno di voler andare via, così Harry lascia le sterline sul tavolo e lo segue verso l'uscita. Fuori fa freddo ma per fortuna non piove. Malfoy si avvolge una lunga sciarpa nera attorno al collo e infila dei guanti di pelle dall'aria costosa.

Mentre camminano Harry non fa che pensare alle sue parole. C'è qualcosa che non quadra nel suo odio verso i genitori. Può anche darsi arie di vita nuova, ma se continua a pagare l'affitto di una casa piccola e scomoda e dimostra di non ambire a più di una scopata anonima, è evidente che non ha ancora superato il passato. Cosa sta aspettando? Che qualcuno vada a tirarlo via da quel posto assicurandogli che non è colpa sua se è nato in una famiglia di assassini? Che qualcuno lo trascini di peso nel mondo magico, perché è quello il suo posto?

"Era necessario fuggire e nascondersi tra i Babbani per liberarti di loro?"

"Non sono fuggito. Ho semplicemente scelto una vita diversa, e adesso sto bene."

Certo.

"Ed è per questo che scopi con uno che non sa neanche il tuo nome."

"Oh, finalmente ci sei arrivato," dice Malfoy con un mezzo sorriso sulle labbra e gli occhi velati di amarezza. "Cos'è, pensi di poter fare di meglio?"

Harry Potter non è mai stato famoso per la temperanza, e pensa di essere stato fin troppo paziente. Pensa anche che non gli capiterà mai più l'occasione di farlo, ma è più probabile che non pensi proprio a niente mentre allunga il passo e afferra uno dei suoi polsi vestiti di pelle nera.

"Vuoi che ci provi, Malfoy?" sussurra a pochi centimetri dal suo viso.

Stranamente Malfoy lascia che accada. Harry inclina leggermente la testa e la prima cosa che d'impulso gli viene di fare è mordere piano il suo labbro inferiore. Fa scivolare le labbra sulle sue con delicatezza, tutta la delicatezza che non sta dedicando alla sua nuca, stretta dalle sue dita. Schiudere le labbra e palpare con la lingua la linea che separa quelle di Malfoy è un tutt'uno; Malfoy apre la bocca e lo lascia entrare: è in quel momento che Harry smette ufficialmente di pensare, perché quelle che sta baciando sono le labbra di Malfoy, ed è la sua lingua che gli scivola nella bocca, insieme ai suoi sospiri. Malfoy sta tremando ma continua a baciarlo avido e si aggrappa alle sue braccia quando Harry si tira leggermente indietro e inizia a spostarsi lungo la linea della mandibola, fino a scostare la sciarpa con le dita e a torturargli il collo caldo, così caldo che si perderebbe volentieri in quel calore, in quel profumo.

Spera che Malfoy si renda conto di quanto sono dure e ferme le sue braccia. E' solo lui a tremare, mentre i dubbi sono ormai evaporati dalla mente e dal corpo di Harry. Conta solo una cosa: riuscire a tenerlo sotto di sé a lungo, riuscire a farsi baciare e a strappargli un altro gemito che gli faccia vibrare la pelle candida della gola.

Purtroppo è da una vita che Malfoy gli mette i bastoni tra le ruote.

Si stacca da lui di colpo. Ha le guance arrossate e le labbra umide della saliva di Harry.

"Non posso," sibila, ma a voce tanto bassa da sentirsi a malapena.

Harry è disorientato, umiliato, ma soprattutto eccitato al punto da impiegarci un po' per trovare le parole. Si passa una mano sugli occhi prima di dire, "Per favore, non andartene."

"Dimmi una sola ragione per cui non dovrei."

"Io..."

Non è quello che vuoi.

Non sei felice.

Non mi hai mai detto addio.

"Esatto, Potter. Non ce n'è neanche una," dice Malfoy, prima di Smaterializzarsi.

***

Lavorare nell'Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia significa salvaguardare il benessere dell'intera comunità magica, assicurarsi che le norme civili vengano rispettate anche lì dove un colpo di bacchetta potrebbe far dimenticare ogni ingiustizia e, non ultimo, piegarsi a usanze delle quali non si capisce perfettamente la logica.

Una di queste è quella che obbliga i discendenti in linea diretta ad assistere ai funerali dei genitori e a presentarsi al Ministero entro dieci giorni dal decesso degli stessi, pena l'annullamento delle volontà testamentarie.

Perfetto, fin qui.

Quello che Harry Potter non riesce a mandar giù è che spetta a lui l'ingrato compito di assicurarsi che i futuri ereditieri siano a conoscenza del decesso.

Specie se poi finisce a baciare Draco Malfoy in mezzo alla strada prima di venire respinto.

***

Rientrato nell'appartamento di Mrs Fowles, la prima ora la passa a ripensare a Malfoy da adolescente, ai soprusi, la prepotenza, l'arroganza. Al suo sguardo fiero quando era accompagnato dai genitori. A Lucius e al modo che aveva di redarguire suo figlio davanti a tutti, sostituendo in men che non si dica un ghigno sprezzante alla maschera di compiacimento.

La seconda ora la passa a immaginare cosa debba significare per il figlio di Lucius Malfoy fare perdere le sue tracce per cinque anni, mettersi a studiare e ottenere un lavoro prestigioso senza poterlo dire a nessuno. Senza vantarsi con i vecchi amici. Con la consapevolezza costante che nel mondo in cui è nato verrà dimenticato. O è già stato dimenticato.

E' quest'ultimo pensiero a fargli battere il cuore all'impazzata mentre si concentra sull'antiquario Vane House e vi si Materializza davanti.

Sale le scale in fretta, spaventato dall'eventualità che possa essere troppo tardi, e che Malfoy sia tornato in sè, che non voglia più vederlo. Quando bussa alla sua porta e Malfoy gli apre in jeans e felpa, il suo cuore semba addirittura fermarsi per un decimo di secondo.

"Non voglio dimenticarti," dice di getto, pregando chiunque voglia ascoltarlo affinché si capisca che fa sul serio. Malfoy resta a guardarlo con lo sguardo di un bambino a cui viene offerta la cioccolata dopo aver rotto un vaso di cristallo, così Harry gli va incontro e lo bacia, ma stavolta con violenza, perchè non è possibile che non abbia ancora capito, e se con le parole non è riuscito a convincerlo allora proverà in un altro modo.

Malfoy si dona al bacio con arrendevolezza e incrocia le braccia dietro la sua testa, aderendo al suo petto. Camminano abbracciati e senza mai smettere di baciarsi. Harry lo spinge all'indietro e nel frattempo si sfila il cappotto, allungando il collo per non interrompere il contatto con le labbra morbide e dolci di Malfoy. Draco. Draco. Come è leggero quel nome adesso, quanto gli piace figurarselo in mente mentre registra i suoni deliziosi delle sue labbra, che schioccano piano e lo seducono senza sosta. Durante i pochi attimi che impiegano a spogliarsi mantengono un contatto visivo che da solo basterebbe a farlo venire. Draco è bello come il sole, e si prenderebbe a calci da solo per non averlo notato prima. E' un bene che togliersi una felpa sia affare da niente, perchè Draco gli si avventa addosso e cerca di accelerare i tempi sbottonando i bottoni della sua camicia partendo da sotto. Quando finalmente il petto di Harry resta nudo, Draco si ferma e ricopre di baci una linea immaginaria che parte dal suo mento e finisce sull'ombelico. Harry gli prende il viso tra le mani e lo tira su, e un po' sorride perchè sembrano proprio due stupidi, ciascuno impaziente di far godere l'altro. Finalmente raggiungono un qualcosa di verticale che ne termina il percorso goffo da animale bifronte. Harry infila una mano tra i capelli di Draco e gli succhia piano la lingua. Gentilmente ma con fermezza gli tira la testa all'indietro per farlo stare fermo. Si stacca dalle sue labbra e un filo di saliva se lo porta fino al mento, dove imprime un altro bacio prima di scendere lungo il petto e si succhiare un capezzolo.

"Dio, Potter," mugola Draco, e Harry gli stuzzica il capezzolo coi denti prima di sussurrare sulla sua pelle "Harry."

Inginocchiato sul pavimento gli sbottona i jeans e senza troppi convenevoli glieli abbassa insieme ai boxer. Draco è eccitato, più di quanto avrebbe sperato, e Harry lo prende in bocca senza attendere un istante, lo porta dentro di sé fin quasi a smettere di respirare. Lo succhia con dedizione, ad occhi chiusi, accarezzandogli i testicoli fino a spingersi verso l'ano e a circondare la rosa di carne con movimenti circolari.

Draco emette un gemito roco e lo supplica di smettere, perchè non vuole venire, e nel lasso di tempo che impiega per rialzarsi e aprirsi i pantaloni Harry passa in rassegna i possibili significati di quella frase.

"Hmmm, fa' presto," lo implora Draco, girandosi e appoggiandosi alla colonna. Harry non se lo fa ripetere: con un incantesimo si lubrifica e inizia a spingere due dita ben oliate nella fessura di Draco. Con l'altro braccio gli avvolge il petto e lo graffia, lo tiene così stretto da lasciare lividi, e quando comincia a penetrarlo sul serio, a spingere il bacino verso il suo, le dita di Draco cercano le sue e vi si appigliano con una tenerezza commovente. Harry si tiene fermo l'erezione e la infila piano nel suo corpo, che per tutta risposta gli dondola contro. Non c'è tempo per spinte gentili e caute, ma a Harry piace pensare che ci sarà in seguito mentre lo colpisce con una raffica di affondi violenti e osserva i muscoli della sua schiena guizzare nervosi prima di abbandonarsi al piacere.

***

Più tardi Harry guarda Draco dormire. Non vede l'ora che si svegli per accompagnarlo a scuola. Ha già in mente tutte le domande che gli farà durante il tragitto in macchina, domande sugli ultimi cinque anni e sugli ultimi dieci giorni. E la risposta che darà a quella che gli ha rivolto prima di cadere tra le braccia di Morfeo.

"Lo sai che questa cosa ci renderà la vita difficile?"

"Accidenti, Draco, chissà com'è una vita difficile."

 

 

 

 

Fine